il vagabondo


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Morena

Morena

Sto seguendo la tragedia del Giappone, ultima fra tante.

Penso allo sconvolgimento di una terra, di un cielo, dei boschi, degli animali, delle persone.
Poi rientro nella mia piccola, umile, apparentemente insignificante realtà quotidiana, attraversata da piccoli e meno piccoli incidenti di percorso, da errori, da momenti di tensione di insofferenza a volte ingiustificata, dall'egoismo che mi fa considerare il mio disagio e il mio malessere più importanti di tutto, senza capire che non sono io al centro del mondo ma che è il mondo stesso che è in me.
Il solo fatto di essere vivi e poter guardare le stelle, godere delle bellezze del mondo, essere vivi nel miracolo della vita stessa costituisce la felicità.
Il mio pensiero si ferma sulla piccola realtà del nostro canile ma, per me, tanto grande per quello che di bello mi ha fatto conoscere e per farne parte. Perchè, sì, anche questo canile è in me, come il mondo.
Allora so, dentro di me, che si possono superare le difficoltà, che possiamo andare oltre, che abbiamo sufficiente margine per migliorare; che i piccoli conflitti si possono mediare e che siamo davvero fortunati a esserci incontrati per condividere, con i nostri piccoli amici, u percorso di vita e so che dobbiamo essere grati per questa possibilità quando, lontano e meno lontano da noi, tante persone e tanti animali non hanno più una scelta, un'aspettativa né forse una speranza.
Noi ci siamo, pur nelle difficoltà quotidiane; magari siamo pochi e certi carichi di lavoro e certe responsabilità sono molto pesanti ma ognuno è qui per lo stesso obiettivo e da' tutto quello che può, con i propri limiti e le proprie predisposizioni.
Gli alti e bassi ci sono, ma non è questo il punto.
Un detto recita: “il fiume della vita scorre tra le rive del piacere e del dolore e, di volta in volta, si va a urtare l'una o l'altra; l'importante è non aggrapparci a nessuna delle due: tutto va da sè”.
Per finire, ecco quello che mi ha scritto Diego pochi giorni fa, dopo aver parlato di Barnabà, uno sfortunato cane arrivato da noi varie volte e che, purtroppo, abbiamo sempre dovuto restituire ai suoi pessimi padroni: “oggi ho capito una cosa: noi siamo tanto ciechi... molte volte noi parliamo dell'errore di Barnabà e se lui, dall'Aldilà, ci avesse mandato, con il labrador (il vecchio labrador chiamato Modesto, entrato da poco, buonissimo e malato, chissà con quale storia) la possibilità di “redimerci” dal nostro errore? Se ci volesse dire: “non preoccupatevi, qui va tutto bene e, per scrollarvi di dosso il senso di colpa, vi mando il labrador”? Noi dobbiamo cambiare mentalità: da “ONLUS/CANILE” a “Custodi di un Rifugio per cani che altrimenti andrebbero a finire più che male”, ovviamente in relazione alle forze che abbiamo”.
Questo è il cuore che hanno i nostri Volontari.

Morena – marzo 2011


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